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Un fottuto palazzo
Ci sono rare volte in cui la realtà si rivela per quella che è: una illusoria tela di ragno e noi illusorie prede.
L'altro giorno, mentre camminavo in via Tal dei Tali, vidi una donna anziana dietro di me. Dopo aver distolto lo sguardo per qualche secondo mi voltai nuovamente ma l'anziana non c'era più: svanita nel nulla.
Circa due anni fa che stavo parcheggiando nel parcheggio del supermarket, prima di scendere dall'automobile rivolsi lo sguardo verso il palazzo di fronte, alto e imponente. All'ultimo piano vidi dei panni stesi ad asciugare. Secondo il mio modo di ragionare era praticamente impossibile che qualcuno avesse steso dei panni in quel modo assurdo. Non mi soffermerò sul modo, ma se ancora ci penso vuol dire che c'era qualcosa di molto strano e diabolico (anche simbolico).
Insomma, voglio dire che, dal momento della nostra nascita, qualcosa di straniante gioca con noi che siamo la sua preda e questa cosa sta anche dentro di noi, nei nostri pensieri, nelle abitudini, nell'orrore che ci portiamo dentro. Questa cosa ci minaccia continuamente di morte, è una tagliola che cerchiamo di scansare continuamente, per tutta la vita. Ecco che all'ultimo momento potrebbe concederci una illusoria salvezza, oppure un big bang inimmaginabile, con tutte le cellule illusorie del nostro corpo a irriderci mentre qualcuno col sorriso beffardo continua a stendere i suoi panni all'ultimo piano di un fottuto palazzo.
"Devo solo pensare che in fondo tutto quello che mi capita è la mia vita" (Giuliana-Monica Vitti in Deserto Rosso)